Imprese, Blue Economy, Valore 11,3% del PIL

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Imprese, Blue Economy, Valore 11,3% del PIL

La Blue Economy cresce quattro volte più del resto dell’economia italiana e vale l’11,3% del PIL. Il fabbisogno di competenze rischia però di frenare lo sviluppo della filiera

L’Economia del Mare si conferma una delle principali piattaforme industriali del Paese, con un valore complessivo di oltre 216 miliardi di euro e una dinamica occupazionale che cresce quattro volte più rapidamente rispetto al resto dell’economia italiana.

Una spinta significativa che, tuttavia, si scontra con un fabbisogno stimato di circa 175.000 lavoratori nei prossimi anni.

È quanto emerge dal rapporto Confindustria–BCG, che fotografa una filiera trasversale – dalla cantieristica alla logistica, dal turismo alla pesca – capace di generare l’11,3% del PIL nazionale e di impiegare circa 1,1 milioni di persone in modo diretto, 2,5 milioni considerando anche l’indotto.

Una filiera che connette industria, servizi e territori

La forza dell’Economia del Mare risiede nella sua natura sistemica.

Non si tratta di un settore verticale, ma di una piattaforma che integra industria, servizi, logistica e turismo, generando valore lungo tutta la catena produttiva.

In questo contesto, Confindustria rappresenta l’unica associazione in grado di unire e rappresentare l’intera filiera, mettendo in connessione tutti i principali attori del sistema e svolgendo un ruolo di regia dell’intero comparto.

Le diverse componenti del sistema si alimentano reciprocamente.

La cantieristica sostiene shipping e nautica, che a loro volta abilitano turismo, commercio e connessioni internazionali.

A questi si aggiungono nuovi segmenti in espansione, come le tecnologie subacquee e le energie rinnovabili marine.

Il mare, inoltre, esercita un effetto moltiplicatore rilevante sull’economia: ogni euro generato nei settori core attiva ulteriori effetti lungo le filiere produttive e i territori collegati.

Tre leve per sostenere la crescita

Per rispondere a queste sfide e valorizzare il potenziale dell’Economia del Mare, il rapporto individua tre direttrici di intervento.

Semplificare, per ridurre gli ostacoli burocratici e facilitare l’accesso alle professioni.

Innovare, per accompagnare la transizione digitale e green.

Formare, per costruire le competenze lungo tutta la filiera.

Fonte Confindustria

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